I principi della DIETA IPOTOSSICA: il ritorno ad un’alimentazione naturale

Il nostro modo di mangiare influenza la nostra salute, sia in senso positivo che negativo.

Questo è l’assunto su cui si basa la dieta ipotossica del Dr Seignalet, che è detta anche “dieta ancestrale“, perché vuole eliminare dall’alimentazione tutti i cibi e le pratiche nocive introdotte dalla civilizzazione (l’alimentazione moderna è ricca di nuove macromolecole alle quali i nostri enzimi spesso non si sono adattati) per ritornare a un modo di nutrirsi assolutamente naturale, quasi selvatico, mantenuto dall’uomo per milioni di anni.

I suoi principi cardine si possono così sintetizzare :

1. Eliminazione dei latticini. Non consumare latte animale e i suoi derivati. Seignalet ritiene che una dieta corretta a base di verdura, legumi e frutta consenta un apporto più che sufficiente di calcio.

Per migliaia di anni l’uomo e i suoi antenati si sono nutriti con un solo tipo di latte, quello delle loro madri, e soltanto durante la prima infanzia. La domesticazione degli animali da latte è iniziata circa 9000 anni fa, quando i popoli pastori hanno cominciato a consumare latte e i suoi derivati. L’introduzione delle mucche da latte, invece, è relativamente recente ed è soltanto a partire dall’800, e soprattutto nel corso degli ultimi cinquant’anni, che il latte di mucca ha preso il posto che occupa oggi nella nutrizione dei bambini e degli adulti. Le differenze tra il latte umano e quello bovino sono tante e sostanziali. Secondo Seignalet gli effetti nocivi del latte di mucca, fatto per essere consumato dai vitelli – che hanno ben quattro stomaci ed enzimi potentissimi per digerirlo – e non dall’uomo, si possono riscontrare in molte malattie. L’unico latte di cui bisogna nutrirsi è quello materno,  l’unico alimento realmente adatto ai fabbisogni del neonato e del bambino piccolo (non dell’uomo).

2. Eliminazione del glutine. Non consumare cereali (a parte riso, grano saraceno e sesamo) per due motivi ben precisi che consistono, il primo, nel fatto che questi alimenti vengono solitamente cotti a temperature talmente alte da alterare profondamente la loro struttura molecolare e, il secondo, nel fatto che questi alimenti hanno subito, nel corso dei secoli, mutazioni  e combinazioni tali da rendere i cereali difficilmente digeribili dal nostro organismo che non riesce ad adattarsi completamente a questi cambiamenti.

Sin dalla preistoria l’uomo ha consumato grandi quantità di cereali. I fattori che hanno modificato questi alimenti, fino al punto di cambiarli, sono diversi: vanno dalla selezione naturale e di massa all’ibridazione, dal trapianto in ambienti nuovi alle differenze nel modo del consumo. Una volta gli uomini preistorici mangiavano cereali selvatici crudi e interi, ingerendo proteine poco diverse nella loro struttura da quelle degli animali (che erano abituati a digerire). Eccezione che conferma la regola è il riso che, seppur sottoposto a ripetute manipolazioni da parte dell’industria alimentare, ha sempre la tendenza a tornare al suo stato selvatico iniziale grazie alla sua struttura genetica.

3. Cottura del cibo non oltre i 120 °C. Non consumare prodotti cotti a temperature troppo alte, ovvero oltre i 110 °C (limite consentito), perché alterano la struttura dei cibi facendola diventare nociva. Gli alimenti andrebbero consumati crudi, ma se ciò non fosse possibile, bisogna considerare che le modifiche indotte dal calore sono tanto più importanti quanto la temperatura è alta ed il tempo di cottura è lungo.

7982960111_0760e2cf4c_mSeignalet, dunque, considera la carne cotta (di qualunque tipo) dannosa, perciò raccomanda di assumerla cruda o, se proprio non si può, con una cottura breve e leggera. La carne deve essere magra e di qualità (ad es. manzo e vitello che si possono mangiare anche a carpaccio) oppure allevata allo stato brado (come dovrebbero essere montone, bue e cavallo). Il metodo di allevamento è un altro fattore importante e per questo motivo Seignalet è scettico verso il consumo di pollo, coniglio e maiale, che non vengono allevati, secondo lui, nei giusti modi.

Anche le uova andrebbero assunte crude o cotte alla coque (si consiglia soprattutto il tuorlo). Il pesce cotto, possibilmente al vapore, è meno dannoso della carne cotta, ma è comunque consigliato crudo. I crostacei sono autorizzati, così come i salumi, ma anche questi solo crudi e biologici. La verdure sono tutte ammesse, meglio se crude o cotte leggermente a vapore. I legumi sono tutti consigliati. Riguardo alla frutta si consiglia di farne largo uso (sempre ed ovviamente di stagione, come la verdura).

4. Esclusione degli oli raffinati sostituiti da oli extravergini consumati crudi.

Una volta gli oli venivano estratti dalle piante tramite spremitura a freddo, con procedimenti meccanici che mantenevano inalterata la sua composizione: erano oli di altissima qualità, ricchi di acidi grassi essenziali (importantissimi per il nostro organismo che non riesce a sintetizzarli da solo), ma rendevano poco in termini di quantità. Negli anni 40 le industrie cercarono di aumentare questo scarso rendimento applicando la spremitura a caldo, con temperature vicine alla temperatura di ebollizione dell’olio, che rendeva di più in termini di quantità, ma comportava la denaturazione dell’olio (ossidazione e la perdita di sostanze fondamentali) a cui dovevano seguire trattamenti chimici.

Oggi questi due metodi coesistono. Seignalet raccomanda vivamente di utilizzare oli extravergini consumati crudi al posto degli oli industriali che sono assolutamente da evitare.

5. Limitazione, se possibile, degli alimenti manipolati. Questo implica un maggior consumo di alimenti biologici.

Questi sono i principi su cui si basa la dieta ipotossica a cui si è ispirata la Dssa Lagagé (vedi Curare il dolore con il cibo: la dieta ipotossica) per farne un libro e una missione di vita; e saranno quelli a cui cercheremo di ispirarci anche noi per le nostre prossime ricette 🙂

Ribadiamo come sempre che si tratta solo di suggerimenti  (alcuni dei quali, sempre a nostro parere, molto utili per chi soffre di CMT2A) i quali devono però sempre essere verificati con il proprio medico curante!

 

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