Lo sport è vita! Vincenzo Boni, campione paralimpico con CMT

“Fare sport è qualcosa che ti rende vivo e ti riaccende quella fiamma dentro che purtroppo la tua disabilità ha un pochettino affievolito […] Gareggiare per qualcosa di importante ti fa sentire veramente vivo e ti fa dimenticare tutto…ti fa sentire solo i rumori dell’acqua a prescindere che tu gareggi con mani che non funzionano, con gambe che non battono…lo sport a livelli competitivi è vita. Lo sport è diventato la mia vita, la mia passione. Lo sport è tutto ed è per tutti […] da chi ha una patologia gravissima a chi ha soltanto male a un dito”.

Fonte: intervista su youtube dal Comitato Italiano Paralimpico

Vincenzo Boni, classe 1988, soffre di Charcot-Marie-Tooth da quando aveva 6 anni. All’epoca della scoperta della sua malattia, che lo ha costretto all’uso della carrozzina, si è avvicinato al nuoto come terapia riabilitativa con dei risultati eccezionali non solo sul piano fisico.

Dopo aver stabilito il record del mondo nei 100 dorso, Vincenzo è diventato campione paralimpico vincendo il bronzo alle Olimpiadi di Rio 2016 (le prime della sua giovane vita!).Oggi Vincenzo si allena 2 ore al giorno per 6 giorni alla settimana in piscina e per 3 pomeriggi a settimana anche in palestra facendo pilates. Attualmente gareggia per il Caravaggio Sporting Village, una rinomata società partenopea che ha costruito intorno a lui un progetto molto speciale a cui partecipano, oltre al suo allenatore, anche una persona che lo affianca in palestra e ne cura la postura, un nutrizionista che si occupa della sua alimentazione e un fisioterapista pronto a intervenire all’occorrenza.

“Il Caravaggio Sporting Village punta molto su di me e sentire la loro fiducia mi da una spinta in più per andare verso i grandi obiettivi” dice Vincenzo in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Siamo molto orgogliosi di Vincenzo perché, oltre al fatto di essere italiani, condividiamo con lui questa patologia che, da una parte, può essere invalidante e fonte di sofferenza, ma, dall’altra, può rappresentare uno stimolo per spingerci ad andare oltre: oltre i nostri limiti, oltre  le barriere!

Vincenzo rappresenta un esempio da seguire perché ci conferma quanto importante sia lo sport nella terapia di riabilitazione da questa malattia non solo da un punto di vista fisico ma anche psicologico, come confermato dallo studio eseguito sulla campionessa Giusy Barraco dal Prof. Giuseppe Vita dell’Università di Messina.

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